14 gen 2012

Vittoria di tassisti e farmacisti. Le licenze non si toccano

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Su taxi e farmacie il governo rischia un clamoroso “indietro tutta”. Numeri alla mano, infatti, in Parlamento non c’è una maggioranza favorevole alle misure. Mario Monti ne ha dovuto prendere atto ieri quando ha ricevuto – per prima – la delegazione del Terzo Polo. Anche loro, come Pdl e Lega, consigliano di rimandare o accantonare l’intervento sulle due categorie in rivolta.

Il presidente dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il vicepresidente di Fli Italo Bocchino, il presidente di Api Francesco Rutelli hanno fatto ingresso a Palazzo Chigi alle tredici. «Sì alle liberalizzazioni, ma per prime quelle importanti, che svecchiano settori ostaggio dei poteri forti, come le banche o le assicurazioni», hanno detto. O, per esempio, la distribuzione del gas. «Intervenire ora su taxi e farmacie», invece, «rischia di bloccare tutto, far mancare i numeri». Meglio, secondo i tre, «rinviarle ad un secondo momento, più avanti». L’intenzione è maturata dopo due riunioni: la prima, che ha visto la partecipazione di 40 deputati, la seconda, ieri, con i soli leader, nello studio del presidente della Camera Gianfranco Fini. Una posizione, quella espressa a Monti, in linea con le dichiarazioni di molti parlamentari del Terzo Polo e, in particolare, con quelle di Chiara Moroni, Fli, che, addirittura, ha guidato in Parlamento l’opposizione alla liberalizzazione delle farmacie, definendola «punitiva» e «non utile».

L’orientamento del Terzo Polo questa volta rischia di essere decisivo: Pdl e Lega, infatti, già si erano espressi contro gli interventi prospettati e, come ha dimostrato il voto sull’arresto di Nicola Cosentino, controllano la maggioranza del Parlamento. Lo hanno ribadito al premier il segretario del Pdl, Angelino Alfano, che lo ha incontrato insieme ai capigruppo Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri: «Il nostro sostegno sulle misure non è per nulla scontato». La posizione del partito, ha detto successivamente Gasparri, sarà valutata «tenendo conto degli interessi di tante realtà, settore per settore». E, comunque, «il governo ha il dovere di ascoltare taxisti e farmacisti», gli ha fatto eco Cicchitto. «Noi siamo favorevoli che ci sia una ferrovia che funzioni meglio, vogliamo che le reti dell’energia producano servizi migliori e meno cari, siamo per più farmacisti e notai purché queste professioni vengano gestite al meglio», ha detto Alfano, «ma se semplicemente spostiamo un po’ di farmaci alle coop rosse non è una liberalizzazione, è solo un favore a qualcuno».

Per tre quarti del Parlamento, dunque, Monti farebbe bene a meditare meglio le misure. Il restante quarto è il Pd, ricevuto in serata. Pier Luigi Bersani, rimasto un’ora e mezza a Palazzo Chigi, ha ribadito il sostegno dei democratici alle liberalizzazioni, citando i farmaci di “fascia c”. Il premier ha ribadito a tutti che le bozze circolate non sono definitive, che il governo «comprende le proteste», ma che si tratta di misure «per lo sviluppo» e non saranno «punitive di categorie particolari». Comunque i tecnici si sono rimessi al lavoro: il decreto dovrebbe essere pronto tra una settimana, dovrebbe includere interventi sulle banche. Toccherà a Monti scegliere se mettere la fiducia, rischiando lo scontro totale e, addirittura, la crisi, o consentire una discussione – e quindi modifiche – in Parlamento. La terza via è che si anticipino altre misure e si rinvii ad un momento successivo il doppio intervento su farmaci e taxi.

Fonte: Libero

14 Gennaio 2012

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23 nov 2011

Parlamentari bresciani. Ecco la super-classifica

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Chiara Moroni e Maria Ida Germontani del Fli sono le due parlamentari bresciane «più produttive». Lo dicono i dati pubblicati online dall’associazione Openpolis, che attraverso il sito openpolis.it effettua un monitoraggio puntuale degli atti parlamentari e cerca da qualche anno di tradurli in indici numerici che esprimano qualità e quantità del lavoro svolto. E nel complesso i 17 bresciani sono «promossi», con un indice medio di 184,4 punti, che risulta superiore rispetto al 165,65 nazionale.

L’OBIETTIVO del lavoro – cui hanno collaborato 160 parlamentari – non è solo quello di mettere in classifica (o in croce) deputati e senatori, ma anche quello di rendere più trasparenti tutti i dati che stanno dietro alle valutazioni. Non si tratta di un dato proporzionale a presenze o assenze dei singoli eletti. Non a caso Chiara Moroni è in testa ma è anche quella che è mancata al maggior numero di votazioni tra i bresciani. E un ragionamento a parte va fatto per chi ha avuto incarichi di Governo (Mariastella Gelmini, Stefano Saglia e Daniele Molgora tra i bresciani), con un ruolo svolto più all’esterno che all’interno del parlamento.

I CRITERI che vengono presi in considerazione sono la tipologia di atto presentato, il consenso ricevuto, il suo iter, la partecipazione del parlamentare ai lavori. Ai criteri vengono associati parametri, che combinati tra loro permettono di attribuire a ciascun deputato e senatore un valore numerico. Il consenso – ossia le firme ottenute da parte di altri parlamentari – e l’iter – quanta strada riesce a fare un atto in Parlamento – sono i fattori in base ai quali viene calcolato il peso specifico di ciascun provvedimento.
Il metodo è certamente perfettibile ma comunque avulso da una logica politica nell’attribuire le posizioni in graduatoria. L’utilità sta soprattutto nell’avvicinare ai cittadini l’attività parlamentare. Si sarebbe infatti portati a pensare – da profani – che le maggiori proposte arrivino dalla maggioranza, con la minoranza chiamata a criticarle o contrastarle, ed invece curiosamente ai primi tre posti della graduatoria nazionale stanno Antonio Borghesi dell’IdV, Pierpaolo Baretta del Pd e Franco Narducci sempre del Pd (tutti e tre quindi all’opposizione), mentre al Senato i primi due posti spettano a Giampiero D’Alia e Carlo Vizzini dell’Udc seguiti da Lucio Malan del Pdl.

SI TRATTA, necessariamente, di una semplificazione della realtà dove, si sa, ogni caso può essere un caso a sé e dove il singolo ordine del giorno, che in genere – come si dice – non si nega a nessuno, potrebbe valere politicamente anche molto di più di una legge. Ma l’obiettivo primo, come detto è quello di offrire metodi e strumenti di valutazione che restituiscano rappresentazioni della realtà non certo perfette, ma che abbiano un certo grado di affidabilità che diano ragione delle differenze principali.

Tra i dati curiosi c’è la valutazione degli emendamenti. Una sorta di variabile anti-ostruzionismo. Considerato che si presentano centinaia, a volte migliaia di emendamenti al fine di impedire o ritardare l’approvazione dell’atto contrastato viene affidato un punteggio crescente in fase iniziale (da 1 a 50), che poi cresce meno (da 50 a 100) e in seguito sempre meno sino ad un massimo (300) oltre il quale ogni ulteriore emendamento non aggiunge nulla al punteggio finale.

Giovanni Armanini

[da Brescia Oggi]

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31 mar 2011

Scene imbarazzanti, pessimo esempio dalle istituzioni

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Intervista pubblicata su  “Il Messaggero” del 31 marzo 2011.

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24 feb 2011

Chi lascia FLI è in malafede

6 Commenti »

Onorevole Moroni, alla luce delle parole odierne di Fini (“Fli non muore“), come commenta l’attuale situazione di Fli?
Fini ha solo ribadito un concetto espresso ormai tante volte. A Mirabello disse che “da questo progetto non si torna indietro”, a Bastia Umbra disse che Futuro e Libertà cominciava un’esperienza innovativa, a Milano ha confermato che il progetto non è negli uomini, ma nelle idee e nei progetti che gli uomini riescono a realizzare.

Il sondaggista Mannheimer proprio oggi ha precisato che Fli perde deputati ma non voti. Ritiene realistica questa affermazione?
I sondaggi sono utili per comprendere quali espressioni e considerazioni si stabilizzano negli elettori. Poi, come è ovvio che sia, durante la campagna elettorale possono modificarsi di molto. Diciamo che Fli naviga in ottime acque. Non è un problema di uomini, ma – lo ripeto – di idee e progetti. Chi se ne va non crede in queste idee e progetti o, come lo stesso Fini dice, è in malafede.

Quali pensa che siano in questo momento gli orizzonti e i limiti di Futuro e Liberta?
Un partito come Futuro e Libertà non può porsi limiti. Il nostro obiettivo non è abbattere Berlusconi o il berlusconismo. Noi siamo già oltre Berlusconi.

* Fonte: Clandestinoweb

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10 feb 2011

Nasce il Fli, già diviso sull’antiberlusconismo

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